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Il Sagrantino di Montefalco

Tra ottobre e novembre, subito dopo la vendemmia, le colline intorno ai paesi di Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria si colorano di un rosso intenso, dalla tonalità inconfondibile; sono i filari del vitigno più famoso dell’Umbria, autoctono di questa piccola porzione d’Italia: il Sagrantino.

Vitigno da cui prende nome l’omonimo vino rosso, il Sagrantino di Montefalco DOCG. Vino dal grandissimo carattere, di cui faremo un breve excursus storico.

Risale al XVI secolo il primo documento ufficiale che cita il nome del vitigno, che si trova nell’archivio notarile della città di Assisi. Secondo alcuni l’uva era coltivata dai frati francescani che ne ricavavano un passito destinato ai riti religiosi, da cui il nome Sagrantino. Riguardo all’origine del vitigno però, questo potrebbe anche essere il frutto di una selezione da cloni locali. Ad ogni modo, sin dalla prima metà del Trecento gli statuti comunali della zona includevano leggi e disposizioni a tutela del vino e della vite. Successivamente, dall’anno 1540, è un’ordinanza comunale a stabilire ufficialmente la data d’inizio della vendemmia a Montefalco: questa ricorrenza è perpetuata ancora oggi grazie alla Confraternita del Sagrantino, che ogni settembre raduna in piazza paesani e forestieri per la cerimonia di inaugurazione ufficiale della vendemmia e per la lettura della storica ordinanza. Altro personaggio curioso nella storia del Sagrantino di Montefalco è il cardinale Boncompagni, legato di Perugia, che nel 1622 promosse un severo inasprimento delle sanzioni per chi fosse stato colto nell’atto di tagliare una pianta d’uva: la pena massima poteva essere addirittura la forca. Ad inizio Ottocento, lo storico Serafino Calindri cita l’area intorno a Montefalco come zona di produzione di alcuni dei migliori vini dello Stato Pontificio nel suo “Saggio geografico, storico, statistico del territorio Pontificio”. Nei decenni successivi, pur essendo ben riconosciuta la qualità del vino di Montefalco in tutta la regione, il vitigno rischia la scomparsa a causa di guerre e ricostruzioni. Negli anni Sessanta del Novecento, grazie all’operato di alcuni abili e lungimiranti vignaioli, il Sagrantino torna ad essere il vitigno principe dell’area di Montefalco e progressivamente di tutta la regione Umbria. Ottiene il riconoscimento della DOC nel 1979 – poi divenuta DOCG nel 1992 – e circoscrivendo un suo consorzio di tutela già dal 1981.

E’ solo però negli ultimi 30 anni che il Sagrantino, da vino passito, viene vinificato come vino secco.

A partire dagli anni duemila, la manifestazione denominata dapprima Settimana Enologica e poi Enologica Montefalco ha presentato in degustazione al largo pubblico le annate di Montefalco Sagrantino DOCG e di Montefalco Rosso DOC, grazie alla partecipazione di vari produttori.

Il disciplinare di produzione prevede uvaggio assolutamente mono-varietale, quindi 100% Sagrantino, per una resa massima d’uva di 80 ql/ha, e una resa massima dell’uva in vino al 65%. Il coefficiente di acidità minima deve essere pari 5,0 grammi per litro, e la quantità di alcol minimo non deve essere inferiore ai 13.00 gradi %. L’affinamento è una delle caratteristiche peculiari del Sagrantino di Montefalco. In totale deve affinarsi per 30 mesi (contati dal 1º dicembre), di cui almeno 12 in legno. L’estratto secco netto minimo deve essere al 26 per mille.

Caratteristiche organolettiche del Sagrantino di Montefalco DOCG vinificato secco:

  • analisi visiva: rosso rubino intenso, talvolta con riflessi violacei e tendente al granato con l’invecchiamento.
  • analisi olfattiva: delicato, caratteristico che ricorda quello delle more di rovo. Sentori speziati e animali con l’affinamento.
  • analisi gusto-olfattiva: asciutto, armonico. Quando il vino è giovane, il tannino è in forte evidenza. Struttura molto intensa, lunga (lunghissima nei vini più invecchiati) persistenza gusto-olfattiva.

Il Sagrantino di Montefalco DOCG si va sempre più affermando nel panorama viti-vinicolo italiano e mondiale: la sua struttura, la grande capacità di invecchiamento, unita all’ampissima varietà e qualità di aromi e sentori caratteristici del vitigno, ne fanno uno dei 4-5 “top player” enologici italiani, insieme a Brunello di Montalcino, Barolo, Amarone della Valpolicella, Taurasi. Si abbina perfettamente ai grandi piatti della cucina umbra, le carni arrosto, le selvaggine in umido.

La versione passita si sposa alla perfezione con i dolci caratteristici del luogo, la “rocciata di Foligno” e molti altri.

Molto utilizzato anche in cucina, come base per condimenti di pasta, gnocchi, filetto, oppure come “insaporitore” di formaggi stagionati (pecorino su tutti).

Durante una gita in Umbria, non può certo mancare una visita a Montefalco e quindi una degustazione di Sagrantino: vi sembrerà di sorseggiare il nettare di questa piccola porzione d’Italia.

Il turismo, oltre alle bellezze del borgo antico, si basa in grande misura sul vino, vero e proprio “totem” della zona grazie al vitigno autoctono Sagrantino, di cui parleremo approfonditamente nella sezione dedicata.

Non potete davvero mancare a Montefalco, vero e proprio gioiello medioevale incastonato tra vigneti ed oliveti.

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